Eco – fashion e moda sostenibile

L’industria della moda cambia strada
e diventa responsabile

Sono passati un po’ di anni da quando la figlia d’arte Stella McCartney, divenuta non a caso paladina della moda sostenibile, rappresentava un’eccezione nell’industria della moda e del design per l’utilizzo di materie prime naturali all’interno della propria linea di produzione. La designer impose indicazioni precise all’interno della sua casa di moda sull’uso di tessili alternativi e sullo studio di soluzioni innovative e sostenibili, affinché non includessero cuoio, pellame, pellicce (e derivati), ma solo fibre alternative, nel pieno rispetto degli animali.

Eco-fashion

Energie rinnovabili, sostenibilità ambientale e, finalmente, Eco-fashion. Sembrano essere tendenze sempre più concrete e meno isolate ormai, se anche la moda delle grandi firme ha invertito la tendenza investendo nella moda eco-frendly.

Così il team di Calvin Klein, sul red carpet del Met Gala nel maggio 2016, fa sfoggiare all’attrice Emma Watson un look composto da cinque pezzi realizzati da tre filati derivati da Interamente da bottiglie riciclate. Anche l’alta moda si dichiara pronta a una rivoluzione più etica. Non rimane che convincere il mercato e agire di conseguenza.

In Italia la Camera Nazionale della Moda Italiana, in collaborazione con Eco-Age, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, hanno sposato questa importante visione. Nasce così Green Carpet Fashion Awards Italia, un vero e proprio evento dedicato ai valori della sostenibilità; partecipano Fendi, Giorgio Armani, Gucci, Prada, Valentino e designer emergenti. Lo stesso Armani dichiara di voler rinunciare per sempre alle pellicce animali, in accordo con la Fur Free Alliance. Come ha dichiarato lo stilista: “Il progresso tecnologico ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”.

Brand più orientati alla grande distribuzione rinnovano le loro collezioni. Dalla Capsule Collection di Mango, abiti minimal naturali e biologici, alla linea Conscious Exclusive di H&M, dedicata a capi da red carpet abiti da sera realizzati in materiale sostenibile.

plantari_birkenstock(pic copyright by Birkenstock.com)

La grande distribuzione orientata al Green

Altre campagne significative sono state quelle di Levi’s, Benetton Patagonia e Birkenstock. Levi’s è da tempo impegnata nel contenimento dell’impiego di acqua nei finissaggi del colore, attività che richiede grandi quantitativi di acqua ma che oggi possono essere sensibilmente ridotti ed in parte riutilizzati.

Patagonia, noto brand di abbigliamento sportivo, ha presentato nel 2016 le prime tute da sub realizzate senza l’impiego del neoprene (materiale derivato dal petrolio)sostituendolo con la gomma naturale. Anche il reperimento di tali gomme a partire dagli alberi è stato certificato da Rainforest Alliance, a tutela del mantenimento del polmoni verdi del pianeta.

Benetton si impegna formalmente nella certificazione dei materiali atossici, affinché tutti i tessuti  tessuti utilizzati – come compare sul sito – “ siano realizzati senza l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche o di materiali pericolosi in tutta la catena di fornitura, dalla lavorazione della materia prima fino al prodotto finito: per questo, tutti i fornitori vengono continuamente sottoposti a rigorosi controlli per verificare la loro conformità ai criteri previsti dalla Lista delle Sostanze Proibite di Benetton Group, che si applica ai prodotti e ai processi”.

eco-freiendly
(pic copyright by Jacob Owens by Unsplash.com)

Il colosso e inventore degli indistruttibili sandali Birkenstock, tra i produttori di calzature da noi tanto amati, punta tutto sui materiali naturali, reperibili in natura e quindi materia prima rigenerativa. Sughero di qualità in primis per le note suole elastiche e traspiranti che negli anni hanno subito poche ed essenziali modifiche tecniche, al latte di lattine naturale che ha insieme funzione protettiva e antibatterica, oltre che fissante. L’azienda tedesca ha inoltre elaborato un “codice di condotta” (Code of Conduct) vincolante per tutti i fornitori, a garanzia dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione internazionale del lavoro, tra cui divieto del lavoro minorile, tutela ambientale, salute e sicurezza dei lavoratori.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...